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domenica 2 febbraio 2014

Le Notti di Cabiria [Fellini Checklist 7/24]

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Le storie in Fellini non sono mai complicate, le trame sono banali, asciutte. Ciò che veramente colpisce lo spettatore è l'unicità dei personaggi a cui il regista da vita. Si percepisce una sorta di attenzione maniacale nella creazione dei soggetti, si respira un'aria di feticismo: un morboso attaccamento verso chi vive le sue storie. Cabiria non nasce, ritorna: dopo la sua prima apparizione ne “Le Luci del Varietà”, l'idea della dolce prostituta dallo sguardo sognante ed il nome orientale viene covata in segreto per sette anni dal regista, che decide poi di renderla protagonista del suo sesto lungometraggio “Le Notti di Cabiria”. La scelta dell'attrice è scontata: Cabiria viene interpretata da Giulietta Masina, unica moglie e attrice feticcio di Fellini, vero e proprio simbolo conciliante di vita e finzione, realtà e spettacolo.






Fellini riesce perfettamente a fondere l'attrice con il suo personaggio, e la sua ingenuità attoriale diventa estensione del carattere tenero ma infantile della solitaria prostituta: Masina è Caribiria. Ecco, la forza dirompente di un personaggio così vivo, è proprio quello di trascendere la vita stessa: il film si muove dal dato contingente, la strada e l'individuo, ma la riflessione è ben più ampia. Repetita iuvant, il neorealismo è morto. L'occhio indiscreto ed oggettivo, lo sguardo crudo su un Italia devastata, ha ormai abbandonato il grande schermo. Il cinema non si accontenta più di seguire i suoi personaggi, di raccontare la vita: Fellini mette in scena qualcosa di universale ed intimo allo stesso tempo, un racconto non più nella Storia ma presente eternamente proprio nella sua atemporalità. Il titolo stesso richiama le persiane “Mille e una notte”, echi lontani di un nuovo orizzonte. Il cinema fagocita e rimastica la realtà, il cinema crea: diviene favola.







La scelta di dividere il film in episodi quasi totalmente slegati tra di loro, è il primo sintomo di una rottura insanabile: è il rifiuto della grande narrativa neorealista, che si riproponeva di catturare la vita in un suo dato momento senza alterazioni, magnificando ogni istante, ma allo stesso tempo dichiarandosi incapace di stare al passo con la realtà. Il cinema poteva essere solo una piccola cornice, la storia filmica solo un piccolo pezzo (chissà, forse equiparabile a qualsiasi altro) di una vita che andava ben oltre l'inquadratura. Il tradimento sta nel servirsi degli individui contingenti, premesse condivise dunque, per piegarli alla finzione. Ne “Le Notti di Cabiria” non c'è una singola inquadratura, un singolo istante, che non cerchi di andare oltre a quello che mostra, tutto è inganno. Ma l'identificazione è massima: la frammentarietà narrativa si risolve in una paradossale interezza emozionale rappresentata dalla protagonista. Lo spettatore non ha più bisogno di rivivere la Storia, e il film propone un'esperienza attuale, contemporanea, simbolica e allo stesso tempo spirituale ed inconfessabile. Cabiria è pura empatia, Cabiria è viva.


 

Proprio questo determinato impianto narrativo permette a Fellini di sbizzarrirsi a livello contenutistico. I temi trattati sono tra i più disparati, tutti rimandanti alla dicotomia tanto cara al regista: immanenza della realtà e trascendenza dello spirito (inteso in senso generale, non religioso). Infiniti esempi si presentano: il ballo, la processione, l'avanspettacolo e il circo finale. Anche il cinema irrompe con potenza, rendendo parte integrante del racconto con la presenza dell'attore Alberto Lazzari che interpreta se stesso. Come già nei suoi sforzi precedenti, Fellini non fa altro che mostrare, tramite una messa in scena perfetta (che stavolta coinvolge tutto l'ambiente, non solo i protagonisti, arrivando a girare delle scene corali impressionanti), il potere trasfigurante della rappresentazione, anche prima dell'arte: la realtà viene congelata ed ipostatizzata, il mondo diviene qualcosa che va oltre la singola esperienza. La ricaduta, però, è inevitabile. La vita di Cabiria è quindi una continua illusione, un perpetuo rifuggire in un sogno sempre più realistico (emblematica la scena dell'ipnosi). Proprio quando la redenzione di una realtà impossibile da vivere è negata, nello svegliarsi più brusco dal desiderio più irrealistico, Fellini sembra voler scegliere la morte. Cabiria, però, continuerà a vivere, per sempre triste, per sempre sognante. Perché l'esistenza non è altro che il fondersi di questi due poli antitetici. La vita è un circo e Cabiria, proprio come tutti noi, un clown.






"[...]con un sorriso e forse una... lacrima"