Visualizzazione post con etichetta David Lynch. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Lynch. Mostra tutti i post

lunedì 12 agosto 2013

Mappe di Agosto

Più che un post, un'ammissione di colpa. Una sorta di numero estivo per chiedere scusa.


Nel mese più terribile, tutto rischia di perdersi. La gente sparisce, il caldo scoglie qualsiasi impulso. Non fare nulla diventa un lavoro full-time e a quanto pare, stanca più del previsto. Tra una sessione e l'altra di sbavata sul letto (il segreto è risultare indecorosi anche quando non si è coscienti) improvvisamente, ti coglie l'impulso alla produttività, alla vita. Come può una mente così brillantemente attiva, convincere un corpo consunto dalla fatica? Tramite l'inganno, ovvio. Quindi ti trascini fino alla tastiera dopo essere stato rassicurato che “tranquillo non perderai tutto il tempo necessario per una sveltina. Si, insomma, l'avevamo pensata insieme, ricordi?!?, proprio per ovviare a quel problema dell'insofferenza mista alla stanchezza, e quindi nel disinteresse di una botta e via, nell'irriverente freschezza di un titolo così bricconcello, si poteva passare con leggerezza il trauma dell'“ommioddio sto producendo qualcosa” senza quasi accorgersene. Fa niente. Abbiamo appena trovato una nuova scorciatoia. Si fotta la sveltina, qui facciamo un'orgia” e sei pronto. Cioè, nel momento in cui guardi la colonnina a destra e ti rendi conto di aver lasciato indietro TUTTA quella roba, pensi che forse sarebbe meglio tornare sul letto, che in fondo sarebbe molto più salutare sorseggiare un estathé mentre si fissa il vuoto e poi crollare morto sul letto per lo sforzo, proprio come un koala. E ti ricordi di quanto sono stupidi questi stupidi koala, ma così stupidi che usano il 90% delle loro stupide energie solo per disintossicarsi dal cibo che stupidamente continuano a mangiare. Passano tutta la loro vita a sabotarsi i loro piani di suicidio che, insomma, è parecchio buffo e no, oh no, lo stai facendo di nuovo “l'orgia cazzo, l'orgia. Sei così rincoglionito che cerchi di prendere tempo non facendo altro, tipo che ne so, giocando con lo yo-yo, ma disperdendo verso il nulla quello che dovresti fare con attenzione. Focalizzati eccheccazzo, stai già producendo te ne rendi conto? Hai una certa età, prenditi le tue responsabilità, dietro ste battute di merda non ti ci puoi più nascondere. Non adesso, non ancora. Cioè, stai facendo divagare pure me, porcaputtana concentrati e basta stronzate. Possibile che te le devo dire sempre io ste cose?” e quindi sei costretto. Via:


Orge d'altri tempi.


Il primo a entrare nella stanza e a togliersi la maglietta è Blue Velvet. Adoro così tanto Lynch, che quando sta per rimanere in mutande lo faccio rivestire e dico “torna a settembre”. Gli dedicherò una recensione apposita, ci mancherebbe altro. Giuro uscirà anche un Link ipertestuale tuttoda clickare che mi renderà orgoglioso di aver mantenuto fede alla parola data. Per ora dico solo: grandissimo film, con il villain più affascinante di sempre. Dove “affascinante” forse non è il primo termine che dovrebbe venire in mente quando si pensa a Frank Booth. Ma abbiate pazienza, con calma, poi si dirà.


Blu e Rosso


Discorso simile per Videodrome. Primo film che vedo di Cronenberg (mai nascosta la mia ignoranza), nonostante tutti gli avvertimenti possibili è riuscito a sorprendermi lo stesso. Ovviamente nella sua visione, non trovato nulla di quello che mi aspettavo. Tranne per il body-horror disturbante più che disgustoso tutto è stato relativamente “sorprendente”. A partire dal taglio fortemente onirico e surreale che culmina nella scena finale. E poi vogliamo parlare dei cassettoni Betamax? Ah, gli anni '80!


Altro che digitale terrestre.


Faccio entrare invece nel lettone Arizona Dream, dicendo subito tutto quello che mi sento di dire. Bel film, bel cast, ottimi personaggi. Fa un po' impressione vedere un Johnny Depp così giovane, slegato dall'estetica di Tim Burton, che a conti fatti è diventata la sua nuova pelle. A mio parere un film con delle grandi intuizioni, ma che mette troppa carne al fuoco. Ho adorato il tono surrealista che permea tutta la pellicola, ma (semplificando) gli inserti iniziali slapstick stridono parecchio con la seconda parte, eccessivamente drammatica. Non propongo una teoria dei generi, anzi ben vengano le sperimentazioni, solo che in Arizona Dream manca il collante. Lo definirei un road-movie per il regista. In ogni scena si percepisce una gestazione travagliata, l'esperienza della tragedia da parte di Kusturica, il dolore che cambia la prospettiva, il punto di vista. La sovrabbondanza di linguaggio espressivo sembra sfuggire dal controllo del regista che arriva a confezionare un'opera estremamente personale, più di quanto possa sembrare. Consiglio la visione, ma con riserva. C'è qualcosa che nel suo insieme rende impenetrabile e realmente godibile questo film, il che è un vero peccato, perché se presi singolarmente, alcuni momenti sono veramente da incorniciare, e si imprimono con prepotenza nella mente dello spettatore.


Johnny Depp e Jerry Lewis: due pischelli.


You only Live Once, su su, non essere timido, c'è spazio anche per te. Grandissimo film, ispirato alle allora quasi contemporanee dis-avventure di Bonnie e Clyde, è la seconda produzione americana di Fritz Lang. Ottima rappresentazione della società occidentale e delle sue contraddizioni, mette in scena un'amarissima inversione del sogno americano, che porta ad una predestinazione sociale che non accetta compromessi. Il manicheismo yankee visto dagli occhi di uno dei più grandi registi Europei della prima metà del 900. Non c'è da aggiungere molto: va visto perché seminale e fondativo. Nulla di più, nulla di meno. (C'è da dire che ho un problema di approccio verso i padri fondatori e le opere “capostipiti” in campo artistico, ma credo di essere stato più che corretto nei confronti di questo film. Ansia da capolavoro?)


Fritz Lang: non proprio il primo che passa.



Les Amants du Pont-Neuf ehm ecco... come dire... non sei te il problema.. mi dispiace non penso sia il caso, non mi sento pronto. E giuro, non mi sarei mai sognato di dirlo a Juliette Binoche che, ancora non lo sa, ma è la donna della mia vita e stiamo insieme da parecchi anni. Comunque, un film perfetto, stilisticamente fantastico, una vera e propria lettera d'amore a Parigi e al cinema tutto. Un film così leggero e scorrevole, che mai si potrebbe ipotizzare il costo folle dietro alla riproduzione del Pont Neuf, che lo porta ad essere uno dei film più costosi (e più fallimentari) mai prodotti in Francia. Leos Carax ho deciso che voglio vedere tutto. Pura poesia, prossimamente postata in prima pagina.


Semplicemente unico.


El Topo di Jodorowsky si può unire tranquillamente all'ammucchiata. Non nascondo un sincero imbarazzo nel parlare di un film del genere. Non a livello contenutistico, nessun rimprovero etico/morale, ma proprio concettuale. Non saprei come avvicinarmi, cosa dire. Di tutte le opere surrealiste questa è veramente la più impenetrabile proprio perchè vive di personaggi, di sciocchezze, di cultura pop ormai già morta. Dentro c'è veramente tutto (dalle lesbiche che si prendono a frustate ai monaci che si danno fuoco), il rischio è che non rimanga niente. Se preso con lo spirito sbagliato, metà film potrebbe sembrare la messa in scena degli appunti confusi di uno svogliato studente di filosofia che “gli piacevano i cowboy” mentre l'altra, la fiera della stranezza deforme. Se preso con lo spirito giusto, c'era un quattr'occhi che diceva “è il mio film preferito”... […]
(Comunque se non l'hai visto, veditelo eh)


Riferimento culturale gentilmente creato con paint da: me.






Ma quando arrivano le ragazze? vieni pure, ma non azzardarti a guardarmi negli occhi. E quando hai finito, non richiamarmi. Un film brutto, ma brutto forte. Pupi Avati presenta una storia finta e superficiale, resa in modo plasticoso e posticcio. Si parla di Jazz in un modo così rarefatto che l'unico che si droga (poraccio, suonava il contrabbasso) neanche hanno il coraggio di farlo morire. Anzi è l'elemento comico. Non si può usare la musica come perno centrale della narrazione e ridoppiare così male una pellicola: dai dialoghi ovattati alle parti suonate dove palesemente chi suona, sta facendo altro. Ah, e tutto il parallelismo con le comete è di un pretestuoso unico e... basta. Ho odiato questo film. Ci mancava solo Sandra Bullock.


Belli e Bravi.


Napoleon Dynamite è un film che adoro, ma capisco i motivi per cui non possa piacere e non mi sento di biasimare i suoi detrattori. Penso che il problema dell'esprimere un'opinione a riguardo sia accentuato dal fatto che il film sia diventato un cult: bisogna sempre muoversi con cautela quando si raggiungo questi lidi. Perché significa avere fan integralisti da una parte, e detrattori accaniti dall'altra. Se non altro andrebbe riconosciuto universalmente che in un'ossatura lenta ed esasperante vengono presentati dei personaggi unici e divertenti, che potrebbero essere riutilizzati in altri contesti senza alcun problema (e infatti è stata fatta anche la serie animata). Un giorno magari proverò a spiegare la mia posizione di difesa, ma per ora non è una priorità. Diciamo che una volta spenta la luce non si è capito se il film dei coniugi Hess si è buttato nella mischia o è tornato a casa.


GOSH!


Wild at Heart, secondo invitato di Lynch, torna anch'esso a casa senza pensarci due volte. C'è tanto da dire anche qua. Innanzitutto è il primo film di Lynch che si può definire divertente, cosa non banale visto che mantiene comunque i toni inquietanti della filmografia del regista. Secondo: un film con Nicolas Cage che non è una merda, mica facile eh (escluso Arizona Junior, ovvio). Ne parlerò, e molto. Per ora dico: incredibile vedere l'evoluzione e crescita (fisica, anche) di Laura Dern attraverso i film di Lynch. Da dumb virgin in Blue Velvet a Woman in Trouble in Inland Empire. Zero tette, ma tanto naso, ehm... cuore.


Si balla.


Il corto (ehm) Fear and Desire non riceverà nessun trattamento in questo post. Recentemente distribuito per la prima volta nelle sale italiane, ne avevo già sentito parlare (fu argomento di una lezione all'università) e quindi sapevo già cosa mi sarei trovato davanti. Opera prima con parecchi spunti interessanti, ma appunto, opera prima. Più interessante a livello narrativo che filmografico. Rimane l'intenzione di proporre un ciclo Kubrick su questo blog, quindi per dire due parole vorrei aspettare ancora un po' e relegare ad un ambito circoscritto tutta la filmografia del regista. E il tempo?


Primi tentativi di comunicare.


Infine, Pomodori Verdi Fritti, di Jon Avnet. Entra pure, e visto che ci sei, chiudi la porta a chiave. Film drammatico potenzialmente interessante, cade in alcune scelte narrative che lasciano l'amaro in bocca. Prima tra tutte non c'è il coraggio di mostrare fino in fondo quello che chiaramente era nel romanzo originale un rapporto omosessuale tra le due protagoniste. Qui ci si limita ad un'amiciza veramente speciale, ma così speciale, che abbiamo iniziato tenendoci per mano sin da quando eravamo bambine (e la regia, paradossalmente, calca questi momenti come a suggerire quello che non si può dire) e alla fine ci siamo addirittura prese a torte in faccia (“[...] the director acknowledes the relationshp and points out that a scene between the two women engaging in a food fight was intended to be seen as symbolic love-making”). Fastidioso il didascalismo propedeutico della storia passata per la vita presente. A parte queste ingenuità, una buona rappresentazione di cosa doveva essere il Sud dell'America del Nord un secolo fa. E di quanto siano squallide le famiglie americane a noi contemporanee.


Amiche. Ma taaaaanto...


Chiuso con gli update vorrei pensare ad alta voce al problema Futurama. Ero partito volenteroso nel recensire l'ultima stagione che sta andando in onda queste settimane in America ma ho perso il filo, e a parte il primo episodio, sono rimasto parecchio indietro. Ora, devo recuperare? C'è da dire che recensire un episodio di 20 minuti è più complicato del previsto (devo entrare nel dettaglio di ogni scena o fare un piccolo riassunto/giudizio complessivo?) e in più le nuove puntate non sono poi così brillanti. Se la comicità a ridotta a semplici battute, come parlarne in modo intelligente? Troverei parecchio noioso un commentario di ogni singola frecciatina di Bender. Devo riflettere.


Quando?


Anticipo, ma si sa che la mia affidabilità rasenta livelli ridicoli, che vorrei ampliare un po' i confini di questo blog e proporre una serie di recensioni che esulano dal campo prettamente cinematografico ma che comunque resterebbero in linea con le mie intenzioni iniziali di riflessioni sull'arte e sul linguaggio. Che detta così sembra una roba pretenziosa. E probabilmente lo è. Ho impiegato quattro ore per questo post, e mi sto squagliando. Maledetto, me l'hai fatta di nuovo.


Hint


Mira el dito...

OUT!

NOTA: Questo post contiene un numero spropositato di link ipertestuali. Alcuni, sono divertenti. Sono stati messi mentre in sottofondo andava una playlist youtube di Beyoncé.

giovedì 4 luglio 2013

Eraserhead



Eraserhead
Titolo italiano Regia Anno Genere Con
Eraserhead
1977 Body Horror Jack Nance,
Charlotte Stewart
Eraserhead presenta la “normale” vita di Henry Spencer, tipografo in vacanza in una città senza nome. La sua vita muta drasticamente quando scopre di aver avuto un bambino con la sua ragazza, Mary X...






Impossibile scrivere molto sul debutto cinematografico di David Lynch. Eraserhead è la materializzazione di un incubo. È la messa in scena di un disagio. Che senso ha discutere razionalmente di ciò che trascende la logica e si attacca all'impressione? Eraserhead va visto, non se ne può parlare.


 

 

 

 

Sul razionale


Vorrei poter recensire analiticamente Eraserhead. Analizzare scena per scena il lavoro di Lynch per mettere in evidenza ogni piccola sfumatura. Il difetto, supera la pochezza delle conoscenze tecniche (potremmo comunque comunicare in un nuovo linguaggio per comprenderci. Certo sarebbe più laborioso ma.. perché no?) e approda alla vera mancanza: la voglia. Il geniale surrealismo razionale di Lynch chiede la decomposizione del contenuto in nome di una delineazione di senso. Ma non ce la faccio. Sono convinto che, seppur in maniera minore in Eraserhead rispetto agli ultimi tre film, quella della razionalizzazione, sia una “trappola”. Bisogna sapersi lasciare andare, godere nel sentirsi sperduti di fronte alla potenza comunicativa di un certo tipo di cinema.


Jack Nance si impegnò molto nell'interpretazione di Henry. Data la produzione travagliata, ci furono interruzioni anche di un anno tra una ripresa e l'altra. Anche nei lunghi periodi di pausa, non perse mai di vista il suo personaggio.


 

Libero gioco di cinema e disgusto


Voglio parlare quindi della sensazione complessiva finale: il disgusto. Ogni singolo elemento è volto al raccapriccio di chi subisce la visione. Questo senso di inadeguatezza viene trasmesso non attraverso la messa in scena dell'orrore alieno ma della mutazione del familiare. Tutto è riconoscibile in questo film, ma nulla è avvicinabile: paesaggi fantasma, trasfigurati dalle desolazione meccanica dall'avvento dell'industria, convenzioni sociali interrotte da pianti e spasmi, espressioni facciali perse in volti decontestualizzati. Si sperimenta il rigetto perché ci si guarda allo specchio e ci si individua per quello che si appare. L'odio dello sguardo fisso che riesce a cristallizzare l'informe strato incosciente che ci guida dal profondo. Se in Blue Velvet e Twin Peaks Lynch cerca di far emergere il marcio collettivo, il macabro motore sociale nascosto agli occhi della comunità che desidera solo l'auto-conservazione, Eraserhead agisce su un livello molto più intimo. È un viaggio dentro ad una testa grande come un pianeta, un'esplorazione degli angoli più abbandonati dell'Io. Ciò che la testa cancella: il terrore della realtà deforme che si appropria della quotidianità. Questo è Eraserhead: emersione del nascosto, l'emancipazione della sporcizia.


Cosa c'è sotto?


Primogenito


Eraserhead è per Lynch quello che l'infante è per Henry: un figlio malato, uno sgorbio non voluto. Primogenito abominevole che necessita di amore ma non può che suscitare sguardi di perplessa distanza, ripugnanza, odio. È lì che piange, rifiuta il cibo, è perennemente malato, non ha nulla di umano. È la repulsione verso la sessualità, quell'intimo sentimento di sporcizia e deviazione che accompagna ogni nostro impulso necessario ma abominevole allo stesso tempo. Spermatozoi ovunque, costellano questo concepimento difettivo che mostra l'incapacità di un approccio sincero al sesso e al rapporto con l'altro. Il prodotto dell'unione, il bambino, è ciò che disgusta tutti quanti. Immobile per tutto il film, non può che non attirare costantemente l'attenzione su di sé con dei vagiti spettrali. Il monito è ineludibile. La perversione dell'atto sessuale implica la fasciatura, l'ignoranza, una sovrastruttura che copra l'inesplicabile repulsione, il disgusto della carne nuda. L'uccisione del bambino tramite la sua esposizione, rivela la sottomissione ad un inconscio castrante che predica la risoluzione del conflitto (possibile, appunto, solo negando il proprio istinto): "In Heaven everything is fine"



Al giorno d'oggi è tutt'ora sconosciuto il metodo con cui fu costruito il mostro. Si ipotizza che per le interiora sia stato usato del coniglio.




Riporto qui, per correttezza ma anche per interesse, la fonte da cui mi sono ispirato per queste riflessioni:

“In his book David Lynch Decoded, Mark Allyn Stewart proposes that the Lady in the Radiator is in fact Spencer's subconscious, a manifestation of his own urge to kill his child, who embraces him after he does so, as if to reassure him that he has done right.”


Mura impenetrabili


Molto interessante notare la rappresentazione dell'abitazione di Henry. Gli spazi interni sono tutti claustrofobici ma c'è qualcosa che va ben oltre la semplice spettralità nel suo appartamento. Unico ambiente, finestre murate. È chiaramente la proiezione di una chiusura, di una mancanza. Ma se gran parte è occupata dalla piccola ma ingombrante presenza del figlio e dei suoi lamenti, il resto è pura ritualità. Ogni elemento è significativo e universale in quanto totalmente autonomo dal resto della composizione. Non c'è molto da spiegare: un letto verso l'inferno, un teatrino dentro al termosifone, pentole piene d'acqua dentro agli scaffali, piante morte ovunque. L'autismo di Henry supera il suo sguardo perso, il suo goffo modo di vestire (tra l'altro a me ricorda un sacco Charlotte/Tramp) e si proietta spazialmente nel suo mondo, nei suoi confini. Tutto è sorprendente, ma allo stesso tempo non c'è una via d'accesso. Il contatto finale con la realtà, il desiderio di possedere una donna, significativamente, avviene solo tramite il timido sbirciare attraverso il buco della serratura. Vince l'isolamento (accompagnato dalla gelosia), il peso della sessualità viene rifiutato: vince la morte.




Esplosione



Malessere sonico


Ciò che non va assolutamente sottovalutato in Eraserhead è il lavoro svolto con la colonna sonora. Il devastante impatto visivo è fortemente (forse necessariamente?) interconnesso con gli stimoli uditivi proposti. Un sonoro agghiacciante mette, ancora una volta, alla prova la capacità di resistenza dello spettatore. Sono i rumori stessi a proporre ed indicare gli spunti narrativi in un film sostanzialmente senza dialoghi. Non ci troviamo, però, di fronte a canzoni o temi ricorrenti: l'audio presenta suoni martellanti, white noise, rumori indecodificabili. Non c'è mai veramente un attimo di silenzio: lo sfondo è continuamente ricoperto da un fastidio, da un disagio sonoro che quasi viene accettato inconsciamente, data la sua subdola presenza. Immagini e sonoro sono un unicum inscindibile in Eraserhead, dove tutti i sensi dello spettatore sono portati al punto massimo di stress, al limite ultimo di sopportazione. Il film è, in un ultima analisi, più di una rappresentazione surrealista della realtà onirica. Eraserhead è più di un semplice incubo, è una vera e propria tortura.






Buon appetito.

venerdì 3 maggio 2013

In the Mailbox [5]: La fine di un sogno

La crisi, i soldi, le solite cose. Arriva oggi l'ultimo pacco. Ultimo perché, come preannunciato, le finanze scarseggiano e probabilmente mi prenderò una pausa forzata dagli acquisti compulsivi (domanda: se sono compulsivi, come fai ad importi razionalmente una pausa. Risposta:...). Comunque suona il citofono, è il corriere. Baci, abbracci, e arriva lui:


BAM!


Così grande che per imballarlo è stato necessario appallottolare almeno un quotidiano intero. Roba seria. Togli qualche kilo di fogli di giornale e cosa trovi? Allora...




Si parte subito con due Dvd non proprio miei, anche se per ora li ho pagati io. Si tratta del magnifico Cattivissimo Me della Universal Pictures e del "ancora-non-l'ho-visto" Kung Fu Panda 2 della DreamWorks Animation




Passiamo ai dvd da veri uomini (non ci sono prove che io mi sia commosso con il finale di Cattivissimo me). Edizione Speciale su due dischi del primo Halloween - La notte delle streghe - del mai abbastanza adorato John Carpenter. Pagato una miseria, il secondo disco di contenuto extra non sembra interessantissimo, ma un'occhiata non si nega mai. Con Carpenter non abbiamo ancora finito ma, insomma, abbiate pazienza. Andiamo in ordine...




Eraserhead di David Lynch. Proprio ieri guardavo un video di Frusciante dove affermava che non esiste una versione distribuita nelle sale Italiane del lavoro di Lynch e che probabilmente manca all'appello anche l'edizione in dvd. A quanto pare, si sbaglia. Ora: amo Lynch. Ma l'eccitazione (metaforica... e anche un pò fisica) schizza alle stelle quando ti rendi conto che è un'edizione a cura di Ghezzi e che dentro c'è un booklet pieno di foto e sproloqui in due lingue diverse. Dio, godo. (e comunque il film non esiste in italiano ma sono in lingua originale con i sottotitoli)








Ultimo dvd, À bout de souffle, in Italia conosciuto come "Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard. Film di cui non so molto, ma l'ho preso perchè appartiene alla stessa collana dell'edizione di Essi vivono che possiedo. Confezione con una bella grafica e all'interno un booklet curato dalla rivista Duellanti, nel caso particolare da Carlo Chatrian.








Passiamo ora ai Blu-ray. Ecco che torna Carpenter con Fuga Da New York, edizione scialba ma film immancabile sullo scaffale.



Secondo Blu-ray: Videodrome di David Cronenberg. Inizio a colmare le mie grandi lacune, ed ecco che mi appresto a vedere per la prima volta un film di Cronemberg. Ho scelto questo perchè, insomma, la storia del "body-horror" non mi pare molto rassicurante. (Devo ancora trovare il coraggio di vedere La Cosa di Carpenter)














Ed ecco il pezzo forte. Mega-cofanetto in blu-ray dedicato a Stanley Kubrick. A parte i primi corti, c'è tutta la sua filmografia (peccato per l'assenza di Paths of Glory). In più anche un dvd Bonus che contiene il documentario sulla vita del regista narrato da Tom Cruise (brrrr) A life in pictures e un film sulla carriera di Malcolm McDowell dal titolo O Lucky Malcolm! Chiude la confezione un simpatico libricino con foto e informazioni sui film presenti, carino ma trascurabile.

Credo di aver detto più o meno tutto. I post futuri non so cosa riguarderanno, ho visto Metropolis di Fritz Lang e magari potrei farne una breve recensione. Vorrei anche iniziare un "ciclo" Kubrick e seguire passo passo la visione con dei post per riorganizzare le idee. Chissà. Non voglio illudere il mio (inesistente) pubblico con false speranze. Chissà. Chissà. Chissà.





Ommioddioquasidimenticavo è uscito il nuovo cd della collana Pink Floyd. Ottava uscita, è il turno di A Momentary Laspe of Reason. I Pink Floyd sono la più grande mancanza nel mio bagaglio culturale, e questa riedizione è la spinta che aspettavo per colmare questa voragine. Per ora sto amando Animals, Wish You Where Here ed Atom Heart Mother (la title track è fenomenale). Un pò eccessivo UMMAGUMMA, bello ma eccessivamente anni 80 nelle sonorità quest'ultimo uscito e dimenticabilissimo The Division Bell. Le prime due uscite The Wall e The Dark Side of the Moon le devo ancora recuperare, però questi già li conoscevo. Ok, ora ho detto proprio tutto. (la prossima uscita è Meddle!)


Il sapersi imporre.


OUT!

giovedì 11 aprile 2013

In the Mailbox [1]... E in più: cosa aspettarsi dal futuro

Una piccola pausa dalle analisi/pseudo-recensioni cinemaografiche per lanciare due mini-rubriche. Sicuramente meno pretenziose, indicano da una parte, l'esplicita volontà di esplorare tutte le potenzialità offerte da un blog, dall'altra una disarmante assenza di direzionalità in quello che scrivo. Cosa sto facendo?
  • In the Mailbox: Principalmente foto dei miei acquisti, che nel 90% dei casi arrivano via posta, da qui l'originalissimo titolo, più qualche accenno alle novità pubblicate nel panorama musicale/cinematografico e non solo.
  • Cosa aspettarsi dal futuro: una sorta di agenda/reminder/sveglia su cosa verrà pubblicato. Musica, cinema, libri, qualsiasi cosa. Indicare dove catalizzare la propria attenzione, ma soprattutto perchè farlo. Cosa ci aspetta? Segnamolo sul calendario.
Ok? Ok. Pronti, partenza...

In the Mailbox



Grazie a Discogs, ho finalmente trovato un modo di soddisfare il mio feticismo (musicalmente) periferico. È arrivata oggi la seconda parte di un ordine proveniente dall'Inghilterra:

Calculating Infinity e Irony is a Dead Scene



Insolita l'idea della copertina composta dal booklet più un pezzo di cartoncino ripiegato



Unita insieme alla prima parte dell'ordine, che consiste in Under the Running Board, Miss Machine e (l'anonimo quanto trascurabilissimo, ahimè) The Beyond dei Cult of Luna, si potrebbe tranquillamente pensare che io sia un grandissimo fan dei Dillinger Escape Plan, o al massimo uno piscopatico con pessimi gusti musicali. 

Notevole il digipack di Miss Machine con dvd bonus. I video delle performance live sono a dir poco inquietanti.

Scarto entrambe le ipotesi, sono solo un curioso ascoltatore del tipo "se i cd te li tirano dietro... perchè no?" Capitolo a parte per quanto riguarda Mike Patton. Per lui si, sono pazzo e fanboy.
Segnalo, inoltre l'uscita, del quinto cd della collana "Pink Floyd", reperibile in edicola con la Repubblica o TV Sorrisi e canzoni. Stavolta tocca ad Animals:


La riedizione è molto carina, digipack, copertine originali e booklet pieni di foto. Nessun logo di riviste o cose del genere. L'unico difetto la stampa sul cd, tematicamente uguale per ogni uscita, cambia solo la scelta cromatica. Peccato.

Questa edizione si basa sulle tracce audio della versione "remastered" delle opere dei Pink Floyd uscita nel 2011




Acquisto consigliato, l'importante è non comprare TV Sorrisi e canzoni.

Infine, non è nella mailbox ma è comunque uscito, ecco a voi l'ultimo episodio pubblicato delle Epic Rap Battles of History. Un divertentissimo Skrillex Vs. Mozart riporta la serie ai suoi antichi fasti:



Cosa aspettarsi dal futuro


- Per puro caso, oggi è la loro giornata, scopro che il 15 maggio uscirà il nuovo cd dei Dillinger Escape Plan, dal titolo: One of us is the Killer per l'etichetta Party Smasher/Sumerian.
Qui il primo singolo estratto dall'album: Prancer. Sicuramente un disco da tenere d'occhio, se il genere piace. Difficile riuscire ad assimilarli, ma in quello che fanno (per alcuni: cacofonia) sono tra i migliori.






- Continua l'attesa per l'omonimo album di debutto dei Palms. Supergruppo formato da Jeff Caxide (basso), Aaron Harris (batteria), Bryant Cliffor Meyer (tastiere), tutti e tre ex-membri dei defunti Isis, con l'apporto di Chino Moreno (voce), ben più famoso  frontman dei Deftones. La curiosità c'è, anche se la puzza di fregatura un pò si respira: i superfeaturing raramente (vedi anche: mai) rendono giustizia alle aspettative.
L'album uscirà il 25/6/2013 sotto l'etichetta Ipecac Recordings. Si, quella di Mike Patton. Si, lo amo.


Oh, quanto lo amo...
- Sempre a Maggio, il 17 questa volta, uscirà il nuovo album del simpatico duo di robottini Daft Punk. Il titolo: Random Access Memory. Dopo i due capolavori di Homework e Discovery, il mezzo (falso) passo falso di Human After All e una serie di videoclip musicali che fatto storia, un pò tutti siamo in trepidante attesa. Secondo me, ce la fanno.

One more time!


Dal fronte cinematografico, cosa ci aspetta?

- Innanzitutto, bisogna avere paura del prequel di 300, 300: rise of an empire, diretto sempre da Zack Snyder, e del secondo adattamento su pellicola di Sin City, Sin City: A Dame to Kill For. Sebbene le aspettative del prequel di 300 siano ben più basse dell'altro titolo atteso, i terribili presagi ci sono per entrambi: Frank Miller, indirizzato dal suo fascismo (non tanto) latente, è un soggetto irrequieto di difficile prevedibilità. Adattarlo al cinema poi, è sempre una scommessa. Consoliamoci che da una parte abbiamo Eva Green, dall'altra Jessica Alba. Per tutti i gusti.


Come dimenticare?


- Si dice che David Lynch, anzi è proprio lui a dirlo, insieme a Laura Dern, sia a lavoro sul suo prossimo progetto. Cinematografico, questa volta. A quanto pare anche loro hanno avuto bisogno di tempo per riprendersi da Inland Empire. Comunque, godo.

"Ci sono un napoletano, un romano e un carabiniere. Il primo fa:.."
- Sembra che il remake di Escape From New York, prima o poi (speriamo poi), si farà. Tra i papabili Snake Plissken abbiamo: Jason Statham e Tom Hardy. Il primo un pelato, il secondo una scelta potenzialmente interessante, anche se difficile da immaginare come sostituto di Kurt Russel.

Tom Hardy in Bronson. Per Snake, serviranno sicuramente più capelli. E una benda. Ah, e una canotta.


- È uscito anche in Italia il film The Place Beyond the Pines, da noi poeticamente ribattezzato "Come un tuono", diretto da Derek Cianfrance. La scelta di Ryan Gosling come protagonista invoglia certo alla visione, pareri della critica parecchio discordanti sia in America che qui in Italia, reprimono questa gioia. Potenzialmente, un polpettone. Vedremo. La colonna sonora, che ve lo dico a fare, è di Mike Patton. Eh già. È ovunque. Come fate a non amarlo?








- L'ombra del dubbio svanisce (se fossi veramente sagace direi: "[...]svanisce per essere rimpiazzata dall'ombra proiettata da una monolitica erezione scaturita dalla sola visione..." Ma aspetterò di avere un po' più di confidenza con il medium blog. Giocarsi la prima allusione sessuale è un passo importante. Non mi sento ancora pronto, aspetto la persona giusta etc. etc.) con il primo trailer della nuova fatica Refn/Gosling, Only God Forgives. Si continua sulla stessa scia di Drive, l'impazienza è alle stelle.



A parte questo, è bandita la visione di futuri trailer. Bisogna andare al cinema e potersi ancora meravigliare.